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Come depurare il fegato: esempio di un percorso alimentare

Gli alimenti che maggiormente “affaticano” il fegato

Nell’articolo precedente abbiamo visto i presupposti per un approccio corretto a un percorso depurativo per l’organismo, come rimedio agli eccessi alimentari delle trascorse festività natalizie: affrontiamo ora il caso concreto di affaticamento epatico, andando prima a vedere quali sostanze hanno un particolare impatto negativo, e tracciando poi alcune linee guida per depurare il fegato.

Grassi saturi: sono presenti nelle carni grasse, insaccati, fritture, burro, strutto, uova. Hanno un impatto negativo sul fegato perché una quantità eccessiva di grassi saturi, determina un aumento del colesterolo LDL, ovvero il colesterolo “cattivo” circolante. Infatti gli acidi grassi saturi formando le VLDL sono fondamentali per il trasporto del colesterolo in circolo. Questo significa che maggiore è il quantitativo di acidi grassi in circolo, maggiore il trasporto di colesterolo.

Zuccheri semplici: affaticano il fegato perché i grassi (ovvero i trigliceridi) non provengono direttamente dai grassi assunti con l’alimentazione, ma vengono prodotti nel fegato dagli zuccheri in eccesso che non sono stati utilizzati per produrre energia. La fonte di questi zuccheri in eccesso è qualsiasi alimento contenente carboidrati, in particolare lo zucchero raffinato e la farina bianca.

Alcol: l’abuso di alcol è particolarmente negativo per il fegato perché attiva meccanismi che portano alla produzione di sostanze tossiche per l’organo, come l’acetaldeide. Metaboliti che inducono alterazioni del tessuto epatico, dovute alla produzione di radicali liberi dell’ossigeno, come la steatosi epatica, e attivano pericolosi meccanismi infiammatori. Tutto ciò favorisce la formazione di fibrosi, cioè una “cicatrizzazione” progressiva del tessuto epatico che nel tempo può portare allo sviluppo di cirrosi, una malattia in cui il fegato perde progressivamente la capacità di esplicare le sue funzioni in modo corretto.

Caffè: troppa caffeina diventa molto difficile da smaltire a livello epatico, e in combinazione con l’acido cloridrico presente nello stomaco, produce una tossina chiamata caffeina cloridrato, la quale, assorbita dal fegato, viene neutralizzarla ed eliminata. Un eccesso di tale tossina espone il fegato ad un cattivo funzionamento e ad una riduzione delle altre funzionalità.

Farmaci: il fegato ha un ruolo centrale nel metabolismo (gran parte dei farmaci vengono metabolizzati grazie all’azione degli enzimi epatici del citocromo P450) e nell’escrezione dei farmaci, e per questo è particolarmente esposto agli eventuali effetti tossici di tali sostanze. Molti sono i farmaci (quasi 1000) che hanno manifestato effetti tossici sul fegato, ed è per questo che molti vengono ritirati dal commercio. Molte sostanze provocano al fegato un danno subclinico (senza sintomi o segni clinici), evidenziabile solo dagli esami ematochimici specifici, ma si calcola che le epatopatie da farmaci siano responsabili del 5% dei ricoveri ospedalieri e del 50% dei casi di insufficienza epatica acuta.

I parametri che indicano la salute del fegato

Grazie al Check up fegato di NatrixLab è possibile ottenere un quadro completo dello stato di salute del fegato.

I parametri principali indagati da questo test sono:

Transaminasi: sono enzimi che trasformano gli aminoacidi in energia (zuccheri), soprattutto durante uno sforzo fisico lungo e impegnativo. In genere valori più bassi rispetto alla norma non dovrebbero prestare molta preoccupazione, perché non indicano la presenza di una malattia. Le transaminasi basse si registrano in gravidanza, quando ci si sottopone a dialisi e in caso di diabete. Valori superiori alla norma indicano invece una cattiva funzionalità del fegato, perché sono possibili indicatori di patologie quali epatite (da alcool, farmaci), aumento del grasso viscerale e steatosi epatica, calcolosi della colecisti, ipotiroismo, infarto o patologie tumorali. In genere, se le cellule del fegato sono danneggiate, l’ALT è sempre superiore all’AST.

Albumina: è una delle proteine più importanti dell’organismo, viene prodotta dal fegato e serve a regolare la pressione corporea necessaria per la corretta distribuzione dei liquidi corporei nel sistema vascolare e nei tessuti (che è chiamata pressione oncotica). È la proteina più presente nel sangue ed è un importante indice di funzionalità renale. Infatti, normalmente, grazie a dei meccanismi biochimici, non può avvenire il passaggio dell’albumina nell’urina. L’albumina, per questo, è considerata un importante marcatore di disfunzioni renali, perché in questo caso si ha una sua presenza nelle urine.

Livelli bassi di albumina si hanno in caso di gravidanza, sia perché la capacità renale della donna cambia lievemente, sia perché il feto potrebbe sottrarre alla mamma un po’ di proteine, specie se l’alimentazione non è adeguata. Anche le diete con poche proteine possono portare ad una sua riduzione. In casi patologici è possibile ritrovarla nelle malattie epatiche e renali, oppure in patologie autoimmuni come morbo di Crohn, artrite reumatoide ed il Lupus. Livelli alti di albumina si possono avere in caso di eccesso di proteine nella dieta, uso eccessivo di integratori proteici, disidratazione (es. per vomito o diarrea, ustioni), diabete, ipertensione, morbo di Addison (insufficienza surrenalica) o altre patologie autoimmuni come la malattia di Burger che colpisce i vasi sanguigni.

Fosfatasi alcalina: è un enzima presente in diversi tessuti del corpo, fra i quali il fegato e le ossa. Valori elevati di fosfatasi alcalina, fatta eccezione per i casi in cui se ne verifica un aumento fisiologico (gravidanza, bambini e adolescenti durante la crescita), possono indicare malattie epatiche come epatite o cirrosi.

Bilirubina: è un composto giallo-arancione che deriva dalla distruzione dei globuli rossi invecchiati o danneggiati. Si tratta quindi di un prodotto di scarto, nel cui processo di eliminazione il fegato ha un ruolo centrale. In caso di carenze nella funzionalità epatica, la bilirubina si accumula nei tessuti causando una colorazione gialla della cute e delle sclere oculari: tale fenomeno è chiamato ittero.

Linee guida per un percorso depurativo

aglioIn caso di affaticamento epatico dovuto a una alimentazione scorretta, ferma restando la necessità di valutare i singoli parametri espressi dal Check up e inquadrarli in un contesto generale di salute dell’organismo, ecco una serie di alimenti consigliati:

Aglio: contiene selenio e allicina, due sostanze naturali che contribuiscono alla depurazione del fegato.

Agrumi, ricchi di vitamina C.

Frutta e verdura di colore giallo-arancione, ricca di flavonoidi e di betacarotene.

Te’ verde, contenente le catechine (epigallocatechin gallato), un componente noto per la capacità di contribuire al funzionamento generale del fegato.

Ortaggi di colore verde scuro, ricchi di clorofilla, che facilitano l’eliminazione di prodotti di scarto del metabolismo, con un’azione di tipo protettivo nei confronti del fegato.

Mele, ricche di pectina, che facilitano la digestione.

Olio extravergine d’oliva, ricco di vitamina E.

Cereali integrali, ricchi di vitamine del gruppo B, che regolano il metabolismo dei grassi.

Alimenti della famiglia delle crucifere, come cavolfiori e broccoli, che contengono lo zolfo, utile per migliorare funzionalità epatica.

Frutta secca, contenente arginina, utile nel contrastare sostanze tossiche come l’ammoniaca.

Utile anche l’integrazione con il cardo mariano, contenente >silimarina (silibina + silidianina + silicristina), che incrementa l’attività del ribosoma RNA.

 

Nel caso si desiderasse intraprendere un percorso depurativo mirato a ristabilire la corretta funzionalità epatica, NatrixLab offre uno specifico servizio nutrizionale volto a depurare l’organismo dalle tossine e intraprendere un corretto stile alimentare.

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