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Sensibilità al glutine: che c’è di nuovo?

Sensibilità al glutine vs celiachia

Ormai da qualche anno sia nella letteratura scientifica sia in ambito gastroenterologico e nutrizionale, si parla di una nuova patologia, che prende il nome di sensibilità al glutine (Gluten Sensitivity).

Si tratta di una nuova entità clinica, simile alla malattia celiaca (per reazione al glutine e sintomatologia), ma che colpisce persone sane con mucose intestinali del tutto normali, che non mostrano i danni tipici intestinali e sistemici della celiachia.

Si tratta di una patologia difficile da inquadrare e riconoscere con assoluta certezza, in quanto i soggetti colpiti non risultano essere né allergici al grano né celiaci.

Nonostante ciò, l’ingestione di cibi contenenti anche poche quantità di glutine scatenano sintomi che possono avere carattere sia intestinale che extraintestinale, tra cui stanchezze, perdita di forza, difficoltà di concentrazione oppure cefalea, nausea e gonfiore addominale.

Quando questo accade, e si verifica la concomitante insorgenza dei sintomi in presenza del glutine, è importante innanzitutto escludere la celiachia, che è la più conosciuta tra le malattie glutine correlate, è una patologia a carattere autoimmune (e con una importante componente genetica), che si sviluppa nei confronti del glutine.

È infatti caratterizzata da una infiammazione cronica dell’intestino tenue in seguito alla reazione immunitaria a livello della mucosa intestinale che genera gravi danni, quali l’atrofia dei villi intestinali, e provoca un alterato assorbimento che porta a carenza alimentare.

Può comparire sia nell’infanzia sia nell’età senile, per cui si distinguono una forma classica e una tardiva, ma soprattutto ci possono essere delle forme quasi asintomatiche, se non fosse per l’insorgenza di sintomi quali osteoporosi o anemia da carenza di ferro, che sono una conseguenza delle alterazioni dell’assorbimento della mucosa intestinale.

Nonostante la percezione della popolazione, la sua incidenza non è aumentata nel corso degli anni. Infatti, l’aumento delle persone colpite è legato da una parte ad un maggiore numero di diagnosi e alla possibilità di avere una diagnosi precoce, dall’altra ad un aumento della popolazione.

Attualmente colpisce circa l’1% della popolazione italiana e nell’ultimo anno, secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute i nuovi casi ufficialmente diagnosticati sono stati poco più di 200 mila.

La sensibilità al glutine questa sconosciuta

pasta_celiachiaRicerche recenti si stanno invece concentrando su soggetti sospetti di sensibilità al glutine non celiaca o gluten sensitivity, termine che fino a poco tempo fa era addirittura confuso con il termine di celiachia e portava a confondere anche molti medici, i quali in caso di diagnosi negativa per la celiachia, consigliavano al paziente di continuare a seguire una dieta contenente glutine.

Un’interpretazione certa e acclarata dei meccanismi alla base del problema non c’è, ma esiste senza dubbio la necessità di fare una diagnosi certa, finora difficile in assenza di strumenti in grado per esempio di distinguere l’ipersensibilità dal colon irritabile, un disturbo diffuso che spesso si presenta con sintomi simili e sovrapponibili.

Di certo sappiamo che viene coinvolta quasi esclusivamente l’immunità innata (si ha una positività solo agli anticorpi IgA/IgG AntiGliadina e gli altri marker sono negativi) come avviene nei confronti di virus e batteri o veleni, mentre l’immunità adattativa, che viene coinvolta in presenza di celiachia, nel caso della sensibilità al glutine non viene attivata, con sintomi di minore intensità: nella gluten sensitivity ad esempio non si verifica l’atrofia dei villi intestinali.

A questa difficoltà diagnostica contribuisce infatti soprattutto una sintomatologia spesso aspecifica, legata alla tossicità della gliadina.

Naturalmente, come hanno ipotizzato alcuni medici ricercatori, questo complesso proteico non è tossico per tutti, ma la maggior parte delle persone sviluppa un meccanismo di protezione che mette al riparo i villi intestinali dalla sua azione.

Ad oggi c’è ancora molto lavoro da fare per una definizione corretta di tutti i parametri clinici, immunologici e genetici della sensibilità al glutine, ma il forte aumento di soggetti predisposti a questa patologia, necessita di provvedimenti.

La terapia, dopo una diagnosi e un inquadramento clinico dei sintomi, che escluda la celiachia, viene fatta attraverso l’alimentazione, che sarà simile a quella di un soggetto non celiaco, attraverso una attenzione alla tipologia di cereali utilizzati.

Attraverso Telenutrizione, sarà possibile iniziare un percorso di corretta alimentazione e di recupero della tolleranza, che avrà una durata di almeno 6-8 mesi, attraverso l’eliminazione di cereali contenenti glutine: frumento, orzo, segale, avena, farro, kamut, spelta, triticale e derivati, che verranno sostituiti con cereali o pseudocereali quali riso, mais, manioca, miglio, lupino, grano saraceno, amaranto, quinoa, teff, sorgo.

Grande importanza stanno assumendo in tal senso i grani antichi, il cui glutine ha delle caratteristiche completamente differenti da quelli più recenti, e che risultano tollerati anche in presenta di tali alterazioni non celiache.

Bisogna poi prestare molta attenzione agli alimenti confezionati, non solo perché potrebbero contenere glutine, specie se si tratta di sughi o salse, ma per via del gran numero di conservanti, additivi, grassi, coloranti e dolcificanti, che poco si sposano con una sana alimentazione.

Sicuramente in futuro grazie alla ricerca avremo nuove risposte e continue conferme alle attuali conoscenze, ma nel frattempo, in presenza di tali sintomi è bene effettuare dei test diagnostici che ci escludano delle condizioni cliniche debilitanti per una vita serena.

 

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