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Cinque luoghi comuni sulla nutrizione

Il luogo comune è un’affermazione la cui attinenza al vero è fondata sulla sua diffusione, ricorrenza o familiarità: l’ovvietà dell’affermazione non deriva quindi dal vaglio di alcuna prova, anzi molto spesso non se ne ricorda la fonte, né ci si attende che venga sottoposto a critica o falsificazione.
Con questo non si intende dire che in tali affermazioni non ci sia un fondo di verità: solo occorre accertarsi che tale nucleo originario non sia stato superato dal progredire delle conoscenze, e non sia stato nascosto dalle stratificazioni successive, accumulate nel corso del tempo dall’opinione comune.
In questo articolo prendiamo in esame cinque luoghi comuni sulla nutrizione, che abbiamo notato essere particolarmente diffusi, provando a distinguere in ciascuno il vero dal falso.

  1. I grassi fanno male.
    Considerato che le patologie cardiovascolari sono la prima causa di morte al mondo, e considerata la stretta connessione fra tali patologie, il colesterolo e un’alimentazione troppo ricca di grassi saturi, è opinione comune che i grassi siano sempre e comunque dannosi.
    In realtà i lipidi svolgono negli organismi viventi una serie di ruoli indispensabili: oltre ad essere una riserva di energia, entrano nella costituzione delle membrane biologiche, regolano gli scambi metabolici, proteggono dagli agenti esterni e svolgono una importante funzione ormonale.
    Ci sono quindi grassi buoni e grassi cattivi: quelli buoni, ovvero i mono e poli insaturi, che dovrebbero rientrare nella nostra dieta (specialmente gli omega 3 e omega 6), e quelli cattivi, ovvero i grassi saturi, trans e idrogenati, da evitare in quanto all’origine del colesterolo LDL.
  2. Il Kamut® va bene per i celiaci.
    È opinione piuttosto diffusa che il Kamut® sia un cereale senza glutine, quindi adatto a soggetti affetti da morbo celiaco o da sensibilità al glutine non celiaca.
    Non è vero. Il Kamut® appartiene alla famiglia delle graminacee, ed essendo un antenato del grano duro, contiene glutine eccome.
    Non solo: tralasciando l’ipotesi del ritrovamento in una tomba egizia nella metà del secolo scorso (da qui viene anche chiamato ‘grano del faraone’), il Kamut® è un marchio registrato di proprietà della società statunitense Kamut. In sostanza, per utilizzare il termine nel contesto della denominazione di un prodotto alimentare, si dovrebbe pagare una royalty.
  3. Lo sport fa bene.
    L’attività fisica, a ragione, è associata al prendersi cura di sé e al benessere, in quanto aiuta a tenere sotto controllo il saldo calorico e innesca processi enzimatici e ormonali che inducono allo ‘star bene’.
    Non è sempre vero: se la durata oppure la frequenza degli allenamenti è troppo elevata, si va incontro al sovrallenamento (overtraining), che proprio bene non fa.
    Durante la corsa, ad esempio, circa il 95% dell’ossigeno viene impiegato dalle cellule per produrre energia, mentre la restante parte induce la formazione di radicali liberi.
    E se l’attività fisica fa sì che il nostro organismo aumenti le capacità difensive contro l’aggressione da parte di queste molecole, instaurando una sorta di equilibrio tra la produzione di radicali e la naturale capacità dell’organismo di neutralizzarli, nell’overtraining tale equilibrio vien meno: l’aumento del consumo di ossigeno e quello dei processi infiammatori indotti dai microtraumi muscolari e articolari che si creano durante l’allenamento ingenerano una condizione di stress ossidativo.
    In conclusione possiamo dire che lo sport è come un farmaco: a basse dosi non serve a niente, a dosi eccessive è tossico, a dosi giuste fa bene.
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  4. Mangia tanta frutta.
    Come nel caso dell’attività fisica, anche mangiare frutta fa bene, perché contiene vitamine, fibre e sostanze antiossidanti.
    Attenzione a non esagerare però! La frutta, nella misura in cui contiene fruttosio, se consumata in quantità eccessive potrebbe comportare un’assunzione troppo elevata di carboidrati semplici, in grado di far aumentare i trigliceridi nel sangue.
    Gli zuccheri infatti, al contrario dei lipidi, non hanno un sistema di immagazzinamento efficace, e se presenti in eccesso vengono trasformati in trigliceridi dal fegato.
    Soprattutto in casi di carente attività fisica, ciò potrebbe comportare nel tempo l’instaurarsi di una vera e propria sindrome metabolica.
  5. Il digiuno fa dimagrire.
    Mettersi a dieta significa innanzitutto mangiare meno.
    Attenzione però: il nostro organismo, che ha traghettato sino ad oggi la specie umana attraverso millenni di carestie ed è molto più saggio di noi, al ridursi delle porzioni caloriche abbassa il metabolismo basale, adeguando così il proprio dispendio energetico alle scarse risorse disponibili.
    Inoltre, per sopperire a tale carenza, non attinge solo dalle riserve accumulate nel tessuto adiposo, ma va ad intaccare anche la massa muscolare, maggiore responsabile del consumo calorico “attivo”.
    E visto che l’organismo oltre ad essere saggio è pure previdente, non appena si torna a mangiare normalmente, il surplus energetico tende ad accumularsi sotto forma di grasso: hai visto mai che arrivi di nuovo una carestia…
    Da considerare infine che se tale comportamento alimentare è inutile quando non controproducente al fine di perdere peso, diventa anche pericoloso nella misura in cui si tende a seguire una dieta fortemente sbilanciata e povera in nutrienti essenziali, con sintomi che vanno dalla spossatezza cronica alle alterazioni dell’umore, dal calo delle difese immunitarie alla disbiosi intestinale.
    Prima di mettersi a digiuno quindi, col rischio di non perdere peso e la certezza di diventare meno sani e più infelici, consultate un professionista per avere un programma alimentare personalizzato!

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