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Calprotectina e infiammazioni intestinali

Cos’è la Calprotectina

La calprotectina è una proteina appartenente alla famiglia delle S100 ed è presente in grande quantità nei globuli bianchi (granulociti neutrofili e in quantità minore anche monociti e macrofagi attivati), si lega prevalentemente al calcio e allo zinco.

La struttura della calprotectina è costituita da una catena polipeptidica leggera e da due catene polipeptidiche pesanti e ha un peso molecolare totale di 36,5 kDa. Si tratta di una proteina con attività batteriostatica e micostatica paragonabile a quella degli antibiotici: per questo l’abbondanza di calprotectina nei granulociti neutrofili e la sua attività antimicrobica ne suggeriscono un ruolo rilevante nelle funzioni difensive dell’organismo.

Come valutare questo marcatore?

è possibile eseguire un esame di laboratorio che valuta il dosaggio della calprotectina fecale, che da evidenza della presenza di una eventuale infiammazione gastrointestinale.

La presenza di calprotectina infatti è stata riscontrata in molti materiali biologici: siero, saliva, liquido cerebrospinale, urine e feci ma è soprattutto nelle feci che il suo dosaggio offre notevoli vantaggi. Un aumento significativo della quantità di calprotectina eliminata con le feci è presente nelle persone con infiammazioni intestinali (Inflammatory Bowel Disease: IBD), di cui fanno parte il morbo di Crohn e la colite ulcerosa.

Durante il processo infiammatorio i globuli bianchi (granulociti) del sangue migrano dal circolo sanguigno nel lume intestinale attraverso la mucosa infiammata; rilasciano la calprotectina che, legata al calcio, diventa resistente all’attacco dei batteri intestinali. In questo modo questa proteina è eliminata intatta tramite le feci.

chi dovrebbe eseguire il test della calprotectina e perché è utile?

L’esame della calprotectina viene effettuato generalmente quando il paziente presenta:

  • Sangue nelle feci
  • Malassorbimento dei nutrienti
  • Diarrea, gonfiore e alterata consistenza delle feci
  • Crampi addominali persistenti
  • Febbre associata o meno ai crampi addominali

Il test ci permette di distinguere un’eventuale malattia infiammatoria intestinale (IBD) da altri disturbi intestinali di origine non infiammatoria, di monitorare la progressione di una malattia infiammatoria intestinale già diagnosticata e di individuare uno stato infiammatorio a livello intestinale.

Inoltre, il valore di calprotectina aumenta, oltre che in presenza di malattie infiammatorie intestinali, anche in caso di infezioni parassitarie o batteriche, e di tumori colon-rettali.

Per questo motivo è sempre molto importante eseguire un test specifico per valutarne il dosaggio.
nutrizionista consigli per riequilibrare la calprotectina

Consigli alimentari utili

L’alimentazione è la prima arma in nostro possesso per la gestione o il miglioramento della sintomatologia legata all’infiammazione intestinale. Esistono cibi che promuovono l’infiammazione e cibi che la attenuano: tra questi ultimi citiamo la carne magra e il pesce, le patate, il riso, la frutta e la verdura (da preferire quella ricca di fibre solubili come carote, melanzane, zucchine, mele, pere, susine e la frutta secca), cereali integrali tra cui l’avena, e tanta acqua.

I cibi proinfiammatori sono invece: tutto ciò che è lievitato o fermentato, compresi gli alcolici, il caffè, il tè, i cibi grassi. E’ opportuno ridurre anche il consumo di legumi e di verdura ad alto contenuto di fibre (broccoli, cavoli, lattuga, ad esempio).

Per chi soffre di infiammazione intestinale è sempre utile integrare anche con probiotici o prebiotici (fibre a base di Frutto-Oligo-Saccaridi e Inulina)

Masticare lentamente e gustarsi il cibo permette una migliore e più facile digestione, oltre che un minor rischio di aerofagia e formazione di aria nell’intestino.

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