Una breve estratto dell’intervista all’autore della pubblicazione scientifica pubblicata sul primo numero del 2009 della rivista internazionale The Journal of immunoassay and Immunochemistry.
Professor Volpi ….
Perché ha pensato di effettuare uno studio per la valutazione delle intolleranze alimentari?
Il tema delle intolleranze alimentari è molto attuale e ha causato, soprattutto negli ultimi anni, l’apertura di molti dibattiti. Le intolleranze alimentari non sono ancora state definite e da molti non sono accettate; tuttavia, la popolazione lamenta disturbi legati all’alimentazione che molto spesso non vengono diagnosticati e risolti con i test diagnostici e le comuni terapie a disposizione. E’ risaputo che più del 40% della popolazione riferisce disturbi associabili a reazioni avverse ad alcuni alimenti. Solamente l’1-2% di questi disturbi vengono inquadrati attraverso test diagnostici e di laboratorio e vengono poi definiti con il termine di allergia immediata. I restanti casi rimangono non diagnosticati e irrisolti. In certi casi la diagnosi viene fatta, ma non nella maniera corretta. Da troppo tempo ormai vengono proposti test alternativi per la valutazione delle intolleranze alimentari che non hanno alcuna evidenza scientifica (test citotossico, biorisonanza, Vega test, E.A.V., analisi del capello, Alcatest, Dria test ecc..). Questi test si basano su metodiche analitiche non specifiche, non sensibili, non ripetibili; quindi nel complesso non attendibili, anzi un uso errato di queste metodiche potrebbe addirittura risultare pericoloso, come documentato oramai da numerose pubblicazioni scientifiche.
Con questo studio ho voluto cominciare a fare chiarezza sul fenomeno delle intolleranze alimentari. Per raccogliere dati affidabili e certi è stato necessario utilizzare una metodica diagnostica standardizzata, riproducibile e validata. Per questo, per il mio studio, ho utilizzato la metodica ELISA.
Il primo passo che mi sono preposto e che ho raggiunto grazie a questo studio è quello di fare un po’ di chiarezza sul fenomeno delle intolleranze alimentari mettendo a disposizione dati epidemiologici validi. Il passo successivo sarà quello di allargare la conoscenza anche a livello clinico.
Quali sono le peculiarità di questo test?
La scelta di utilizzare il Natrix Food Intolerance Test, prodotto completamente in Italia, per le nostre ricerche , è scaturita in quanto NatrixLab è l’unica azienda italiana che si occupa dell’intero processo, dalla produzione degli estratti antigenici alimentari a quella dei kit di supporto per la valutazione della risposta anticorpale dei pazienti, fino all’analisi di laboratorio.
Per effettuare la mia indagine era necessario disporre di un prodotto qualitativamente valido. Infatti NatrixLab, applica un rigoroso controllo di qualità a tutte le fasi del processo produttivo ed analitico del F.I.T.. Per avere un dato omogeno e univoco era necessario avere questi prerequisiti.
Nella sua pubblicazione scientifica viene analizzata la correlazione tra l’età della popolazione e la produzione di anticorpi IgG verso alcuni alimenti. Come può spiegare l’incremento della produzione di IgG verso alcuni antigeni alimentari con l’età anagrafica? Al contrario perché per altri alimenti non esiste questa correlazione?
I nostri studi ci hanno permesso di verificare che la risposta IgG-mediata verso alcuni antigeni alimentari dipende dall’età anagrafica. La risposta IgG-mediata verso l’albume e il latte vaccino, ad esempio, aumenta all’aumentare dell’età della popolazione analizzata. Questo risultato supporta l’ipotesi che l’esposizione nel tempo alle proteine, fortemente antigeniche, di questi alimenti produce un incremento della permeabilità della mucosa intestinale, inducendo così la produzione di IgG. Al contrario, il tipo di reazione verso altri alimenti come i lieviti non è correlabile all’età. Probabilmente a causa dell’incapacità di questi alimenti di indurre un aumento della permeabilità della mucosa.
Il Prof. Nicola Volpi è professore associato di Biochimica, presso l’Università degli Studi di Modena & Reggio Emilia, nella Facoltà di Bioscienze e Biotecnologie. Insegna Biochimica x il Corso di laurea in Scienze biologiche, Enzimologia, Processi chimici bioassistiti x il Corso di laurea in Biotecnologie.
L'attività Scientifica si articola al momento in diversi testi, pubblicazioni divulgative, 130 Pubblicazioni su riviste Internazionali, oltre 50 comunicazioni a Congressi Nazionali ed Internazionali, 8 “Invited Lectures” a Congressi Internazionali, e due volumi pubblicati con la responsabilità di Editor