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Microflora intestinale


 

LA MICROFLORA INTESTINALE

Lungo il tratto digestivo stazionano abitualmente microrganismi non patogeni che svolgono anche funzioni utili al buon funzionamento sia del tratto digestivo stesso che dell’organismo in generale. Oggigiorno al termine “microflora” si preferisce un’altra dizione: microbiota intestinale.
I batteri intestinali popolano tutto il tratto digestivo anche se sono più numerosi nell colon e compongono il 60% della massa disidratata della feci . sono costituiti da circa 500 specie di batteri la maggior parte dei quali deriva da non più di 40 specie (1).
Le relazioni intercorrenti fra organismo e microbi intestinali è improntata su una sorta di “mutua cooperazione”. Benché sia noto che l’organismo possa sopravvivere in assenza di germi, è altresì noto che il microbiota svolge funzioni utili al suo miglior funzionamento (3).

Composizione e localizzazione
Nella tabella sono elencati i principali gruppi microbici presenti nel tratto intestinale e le rispettive localizzazioni. Il microbiota è composto principalmente da batteri anaerobi (95%) e solo in minima misura da batteri aerobi (5%). (5)
Lattobacilli, Bifidobatteri, Batterioidi ed Enterococchi sono le specie batteriche che sono state studiate più diffusamente, mentre le funzioni di Clostridi, Lieviti ed altri sono ancora oggetto di valutazione.
Nel piccolo intestino i batteri commensali sono prevalentemente Gram positivi, mentre nel grosso intestino stazionano batteri Gram negativi. La prima parte del colon ospita germi deputati alla fermentazione dei carboidrati, il secondo tratto invece ospita germi deputati alla metabolizzazione di proteine e aminoacidi. (4)
La proliferazione batterica è rapida nel colo ascendente, dove il pH è acido, più lenta nel tratto discendente dove il pH tende alla nuetralità. Nel lume intestinale Il mantenimento e/o le variazioni del pH risultano essere un efficace meccanismo di controllo della crescita batterica. (1)
Con il progredire dell’età, varia la composizione batterica (vedi figura). Durante l’allattamento l’intestino dell’infante viene colonizzato da batteri ambientali e di provenienza materna (provenienti cioè dal latte, dalla suzione e dal contatto fisico). L’allattamento al seno provoca un abbassamento dal pH e quindi un ambiente favorevole ai Bifidobatteri che stimolano le funzioni immunitarie. Al contrario il pH intestinale dei bambini allattati artificialmente risulta più elevato, ne consegue che le enterobatteriacee ( e fra queste anche i germi patogeni) conoscono una crescita più spiccata a scapito dei bifidobatteri.
Con il divezzamento e l’introduzione di cibi solidi la composizione della microflora diventa simile a quella degli adulti. (6)

 

Tratto gastrointestinale
Batteri/mL
   (UFC)
 Specie batteriche
Stomaco
< 103/mL
Lactobacillus, Streptococcus,
Candida
Duodeno-digiuno
< 103/mL
Lactobacillus, Streptococcus,
Veilionella, Candida
Ileo
103-108/mL
Bacterioides, Bifidobacterium, Enterobacteriacee, Veillonella, Enterococcus, Lactobacillus, Streptococcus
Colon
1010/gr
Bacterioides, Clostridium, Eubacterium, Fusobacterium, Bifidobacterium, Peptostreptococcus, Enterobacteriacee, Lactobacillus, Enterococcus, Streptococcus, Veillonella, Propionibacterium, Actinomyces


Funzioni
le funzioni del microbiota intestinale sono molteplici ed articolate. In prima istanza si può dire che, producendo acido lattico e perossido di idrogeno (H2O2), la prima azione esplicata è quella di difesa nei confronti di germi patogeni. Altre, importanti funzioni sono di seguito elencate:
- fermentazione e assorbimento dei carboidrati: vi sono carboidrati (alcuni amidi, fibre e oligosaccaridi) che l’organismo non sarebbe in grado di metabolizzare se non vi fossero i batteri intestinali; questi carboidrati vengono trasformati in acidi grassi a catena corta che sono importanti mediatori di funzioni nutritive ed energetiche. Questo processo di fermentazione è chiamato fermentazione saccarolitica. (7)
- fermentazione proteolitica: questo è un tipo di fermentazione meno favorevole e deriva dalla proteolisi di frammenti batterici, fibre collagene ecc, e può produrre tossine e carcinogeni, ecco perché un eccesso di proteine nella dieta non risulta, nel tempo, salutare. (8)
- Contrasto della crescita di germi patogeni: questa funzione si esplica principalmente tramite la competizione fra microflora e germi patogeni, sia da un punto di vista nutrizionale, sia nel raggiungimento dei siti d’attacco sull’epitelio intestinale (1). La produzione di acidi grassi (da fermentazione saccarolitica) e la produzione di acido lattico contribuiscono ad abbassare il pH che, a sua volta, è un mezzo efficace di contrasto dei germi patogeni oltre che a fungere da stimolo per la crescita del microbiota.
- Interazioni con il sistema immunitario: la microflora promuove la maturazione del tessuto linfoide intestinale. Il sistema immunitario “si abitua” al microbiota sin dalla prima infanzia . Questo fenomeno, oltre a consentire di tollerarne la presenza, permette al sistema immunitario di contrastare l’ingresso e la proliferazione dei germi patogeni (9). Recenti scoperte hanno chiarito che la microflora promuove l’espressione di recettori (Toll-like receptors) (10) che hanno la funzione di riparare i danni tessutali e di liberare mediatori dell’ infiammazione.
- Funzioni metaboliche: la flora residente (microbiota) controlla la differenziazione dell’epitelio intestinale e funge da mediatore della sintesi di biotina e folati, unitamente all’assorbimento di ioni quali magnesio, calcio e ferro.
- Prevenzione delle allergie: l’allergia è una reazione “esagerata” del sistema immunitario. Nei pazienti allergici è stata notata una composizione della microflora diversa dai non allergici: nei primi infatti prevalqono germi quali Cl. Difficile e St. aureus, mentre basse sono le concentrazioni di bifidobatteri e lattobacilli. Tuttavia non è ancora chiaro se queste differenze rappresentino una causa o un effetto della patologia allergica. (2)
- Prevenzione delle malattie infiammatorie intestinali: alcuni autori ritengono che gli acidi grassi a catena corta derivanti dalla fermentazione saccarolitica siano in grado di prevenire l’infiammazione intestinale (11). Le malattie infiammatorie (m. di Crohn, Colite Ulcerosa) conoscono un’alta incidenza nei Paesi industrializzati dove si consumano grassi animali e proteine in quantità maggiori, dove l’allattamento al seno è in diminuzione e dove l’assunzione di antibiotici (anche di derivazione ambietale come ad esempio le carni da allevamento) è diffusa. L’impiego di probiotici sembra dare risultati confortanti nel contenimento dei sintomi legati a queste malattie.

La microflora come terapia
Con l’avanzare degli anni la flora intestinale può subire modificazioni quali/quantitative dovute a varie cause: farmaci, dieta incongrua, stress, stile di vita non idoneo ecc… queste modificazioni vengono riunite sotto la unica dizione di “disbiosi”, in opposto alla condizione di “eubiosi”. Un crescente interesse è andato formandosi nel corso di questi ultimi decenni sul ruolo terapeutico della dieta e degli integratori a base di batteri normali ospiti del nostro tratto digerente.
In proposito è bene chiarire il significato di alcune definizioni.
I termini “Probiotici” e “Prebiotici” indicano un supplemento nutrizionale costituito da microbi vivi che influenza in modo benefico la salute dell’ospite migliorando l’equilibrio della flora intestinale. (R. Fuller 1989) .
I probiotici sono costituiti da microbi vivi (fermenti lattici, nella dizione comune), costituiti da batteri che producono acido lattico (Bacterioides, Bifidobacteria, Eubacteria, Fusobacteria ecc…) . questi lattobacilli però sono presenti in molti vegetali e in prodotti dil argo consumo quali yogurt, formaggi e insaccati crudi. I lattobacilli (acidophilus , bulgaricus) stazionano nell’intestino tenue, mentre i bifidobatteri stazionano nell’intestino crasso.
Una integrazione con probiotici è consigliabile nei seguenti casi:
- dopo assunzione di antibiotici
- durante episodi di colite
- intolleranza al lattosio
- intolleranze alimentari
- in condizioni di immunodeficienza
- dispepsia
- ipercolesterolemia.
- Malattie infiammatorie intestinali

Il termine “Prebiotico” indica un ingrediente alimentare che stimola la proliferazione dei batteri già presenti nell’intestino. Sono considerate sostanze prebiotiche alcune fibre alimentari solubili, contenute in asparagi, carote, cicoria, patate, barbabietole aglio e banana. I prebiotici vengono distinti in:

- frutto-oligosaccaridi (FOS) fra cui l’inulina
- galatto-oligosaccaridi (GOS) fra cui il lattulosio, lactilolo.

La fibra prebiotica più conosciuta è l’inulina (6). Questa passa inalterata lungo il tratto intestinale e non interferisce con il metabolismo di calcio, magnesio e zinco.
Fra i prodotti disponibili vanno annoverati i simbiotici (che contengono sia i pre che i probiotici).
I principali simbiotici hanno la seguente composizione:

- Bifidobacteria + FOS
- Lattobacilli +lactiloso
- Bifidobacteria + GOS

 

È importante consigliare l’assunzione di simbiotici contenenti più specie di lattobacilli per sfruttare il più possibile il loro potenziale metabolico, inoltre è essenziale assumere i prodotti lontano dai pasti, possibilmente al mattino con abbondante acqua, per accelerare il loro transito nello stomaco. È altresì importante prolungare l’assunzione nel tempo per far sì che i batteri raggiungano le opportune sedi intestinali in cui possano impiantarsi e proliferare.

 Figura: sviluppo e maturazione del microbiota
 

 
Bibliografia
1) Guarner F, Malagelada (2003) Gut flora in health and disease. The Lancet ,361(8):512-19
2) Beaugeire L Petit JC. (2004) Microbial gut interaction in health and disease. Antibiotica associated diarrea. Best Prac Res Clin Gastroenterlol 18: 337-42
3) Sears CL. (2005). A dynamic partnership: celabrating gut microflora: Anaerobe 11(5) 247-51.
4) Riordan SM, McIver CJ, Wakelfield D et al. (2007). Small intestinal mucosal immunity and morphometry in luminal overgrowth of indigenous gut flora. Am J Gastroenterol 96: 494-500
5) Vedantam G, Hecht DW (2007) Antibiotics anaerobes of gut origin. Cur Opin Microbiol. 6 (5) : 457-61
6) D’Antoni I, lo Piccolo A, Sidoti E et al. (2004). Il cibo come farmaco: probiotici, prebiotici,simbiotici. Acta Med Mediterranea 20: 127-30
7) Hidaka H, Eida T, Takiwasa T et al (1986). Effects of fruttooligosaccharides on intestinal flora and human health. Bifid Microflora 5:37-50
8) Gibson GR (1999) Dietary modulation of the human gut microflora using the prebiotics oligofrutctose and inulin. J Nutr 129: 1438-41
9) Shananah F (2002). The host microbe interface within the gut. Best Prac Reas Clin Gastroenterol.16 (6): 915-31
10) Gibson GR, Roberfroid MB. (1995) Dietary modulation of the human colonic microbiota: introducing the concept of prebiotics. J Nutr 125: 1401-12
11) Guarner F, Malagelada JR. (2003). Role of bacteria in experimental colitis. Best Pract Res Clin gastroenterol. 17 (5): 793-804.
 


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